Riad nella Medina storica di Marrakech, vi racconto come é andata… (parte III)
La Medina è un luogo speciale, esiste un codice non scritto che bisogna rispettare, dichiara ancora l’agente immobiliare, per quattro o cinque persone che oltrepassano la soglia dell’Agenzia uno solo é probabile che acquisti un Riad. Le transazioni partono dal 400.000 dh (circa 38 mila euro) sino ad arrivare a 2,8 milioni di euro. E’ raro, prosegue nella discussione l’agente, ma ho visto delle vere truffe; alcune case sono state vendute due volte il loro prezzo scoprendo poi che i documenti catastali erano nulli o esistevano gravi problemi di strutture. Nella Medina, i custodi di parking, portieri, semplici casalinghe, si sono improvvisati venditori immobiliari per incassare la preziosa commissione del 2,5%. Gli artigiani si sono trasformati in maestri piastrellisti o ebanisti d’arte con risultati catastrofici. I notai prosperano. Marrakech si sta avvicinando alla “sindrome Essaouira“, la piccola città sull’Atlantico diventata sotto l’impulso di André Azoulay, un consigliere di SAR Mohammed VI, la S.Tropez marocchina. Ma i 600 occidentali presenti nella piccola città hanno preso un peso sproporzionato nell’economia locale. Il soldo facile alimenta le gelosie in un Paese dove il salario minimo legale è intorno ai 250 euro mensili. Gli albergatori locali non vedono di buon occhio l’apertura di centinaia di Hôtel gestiti da stranieri che non dichiarano sempre i loro guadagni, né pagano l’assistenza sanitaria o, peggio ancora, servono alcolici senza licenza. Si calcola che siano circa 600 i Riad Maisons d’hôtes regolarmente registrati su 900 presenti a Marrakech. Ma più che i soldi é l’ineguaglianza sociale, lo “choc degli stili di vita” che alimenta, a volte, un ostilità rampante. Regolarmente negli ultimi anni rumors descrivono di locations per films pornografici o festini homosex in ogni dove. Gli islamisti alzano il tiro e la stampa locale mette legna sul fuoco ma vero é che Marrakech, a tutti gli effetti, è diventata una delle capitali mondiali sulla carta del turismo sessuale ed è stata toccata dalla piaga della pedofilia. Raja, l’ultimo film di Jaques Doillon, con Pascal Grégory, che possiedono entrambi un Riad a Marrakech, riflette bene questa realtà: traffico di soldi sporchi, sesso a buon mercato, sentimenti su di un fondo d’esotismo ricercato da molti. Se esiste un luogo dove si cristallizzano tutte le difficoltà di coabitazione, questo è la terrazza. “E’ una tradizione, le terrazze sono luoghi delle donne“, spiega Jaffar Kenkoussi, un erudito e uno dei migliori conoscitori della sua città natale, “gli uomini non ci vanno, ognuno rispetta la vita privata dell’altro, e non si guarda alla vita dei vicini. Dopo l’arrivo degli “stranieri i marocchini sono reticenti a lasciar salire le loro donne sui tetti. In alcune Maisons d’hôtes, come la mia, si può leggere il perché di questa messa in guardia: “Per rispetto dei vicini, della cultura locale e dopo alcune denunce è fermamente proibito salire sui terrazzi con apparecchi fotografici e videocamere“. Una restauratrice francese si é proclamata difensore degli stranieri espatriati e ad un noto giornale ha scritto: “Gli scandali sono rarissimi. Se si esagera va a finire che si fa il gioco degli islamisti. Non bisogna pero’ farsi pestare i piedi (sport che i marocchini conoscono bene) senno’ si é fottuti. E poi quando uno straniero si installa nella Medina deve sovente pulirsi la strada, riparare l’elettricità e molto altro. Tutti ne approfittano“. A volte questa sollecitudine prende toni indecenti. Xavier Guerrand-Hermès, vice presidente della filiale americana di Hermès, mio vicino di casa, si è impunemente vantato, in un negozio del quartiere, di aver offerto delle nuove porte al Santuario/moschea di Sidi Bel Abbés, patrono della città veneratissimo, che confina con il suo Riad dotato di piscina sui tetti e ascensore (!). Una vera eresia per i puristi come Abdellatif Ben Abdallah che difende a spada tratta “l’integrità” architetturale della città e dei suoi monumenti storici”. Dieci anni fa, questo marocchino, un tempo associato all’architetto belga Quentin Wilbaux, acquisto” e restauro’ diversi Riad in pieno rispetto della architettura locale. Il suo gioiello resta Dar Cherifa, caffé letterario, una delle più antiche case della Medina, restaurata con una cura maniacale.
Fonte: My Amazighen
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